In un’impresa l’organizzazione aziendale, qualsiasi essa sia, rende inevitabile una gerarchia e questo significa che può esserti assegnato il ruolo di “capo”. Ma il ruolo di “leader”, quello no. Ti può solo essere riconosciuto dalle risorse di cui fai il “capo”.

La leadership è nel mio DNA; essere riconosciuto come leader dalle persone con cui lavoro è l’obiettivo a cui tendo; e di me stesso posso dire non che sono un leader, ma che diverse persone mi riconoscono come leader. E lo considero un successo personale.

Riconosco il valore della leadership, la sua valenza, la sua efficacia nel contribuire al clima aziendale e alle performances; la sua netta incidenza nella capacità di rendere una organizzazione resiliente e capace di cavalcare se non di anticipare i cambiamenti, anziché subirli. Riconosco anche come in tante aziende ci siano tanti “capi” ma nessun “leader”, nemmeno i titolari o gli imprenditori stessi troppe volte.

E questa è una faccia.

Poi c’è l’altra faccia della leadership. Quella per cui una persona che lavora per ottenere leadership, per essere riconosciuto come leader; che si spende, studia, si innova e si rinnova; che ascolta, propone, supporta e entusiasma, finisce per diventare un personaggio scomodo.

Sì, perché anche un leader ha dei limiti, e grossi pure. Spesso, infatti, il leader riconosce altri leader, ma non nel suo stesso “pollaio”. Riconosce il capo del suo “pollaio” ma raramente riconosce il suo capo anche come suo leader. D’altra parte come potrebbe un leader dire di un’altra persona <<è il mio leader>>?

Nelle mie attività professionali posso dire di essere stato e di essere “capo” ma anche “subordinato” ad un capo.

Un leader può dire di aver superato questo limite quando in quello che da un punto di vista funzionale e gerarchico è il primo gradino sopra di lui, il suo “capo”, riconosce il suo “leader”. E questo significa non vivere alcun conflitto e avere al suo fianco qualcuno a cui riconosce la capacità di sapergli dare un valore aggiunto.

Personalmente posso dire di aver superato questa barriera; posso dire di aver trovato più di un “capo” che posso definire mio “leader” e di essere fiero ed orgoglioso di ciò. Posso dire che ci sono aziende in cui vedi che a fronte del numero di “capi” che l’organizzazione richiede c’è un numero più alto di “leader”; che riconosci come tuo leader anche qualcuno che funzionalmente non è il tuo capo, anzi è al tuo stesso livello o anche meno.

E data la mia formazione universitaria in Statistica non posso non notare un dato: più del 70% di queste persone con così elevate capacità di leadership è donna.

Auguro ad ogni leader di poter superare questo limite e mi auguro di trovare un numero sempre crescente di aziende che abbia più leader che capi: da esse passa il futuro.